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Nell'era della riduzione dei costi e della condivisione delle piattaforme automobilistiche, i particolari hanno assunto un ruolo primario nella preferenza del consumatore e il compito del designer si fa sempre più strategico. Le vetture di brand concorrenti - se non fosse per i dettagli - si potrebbero confondere perché prive di differenze strutturali, tecnologiche e meccaniche. Nel mondo del product design questo fenomeno è ancora più diffuso. Electrolux, Sony, Philips e Nokia producono oggetti pressoché identici che poi si limitano a differenziare con soluzioni puramente estetiche.
Ciò che indossiamo, gli oggetti che ci circondano e la vettura che scegliamo di guidare comunicano qualcosa di noi stessi. La preferenza per un marchio non è mai casuale e le aziende lo sanno.
Utilizzando una sorta di formula “matematica” si può dire che la forza di una firma sta nell'immediata riconducibilità dei prodotti al suo dna (origini, storia, valori) e la forza di un designer sta nella capacità di applicare questa formula ad oggetti nuovi.
Ai ragazzi del primo anno del corso di Strategic Design dell'Umeå Institute of Design è stato chiesto di immedesimarsi in questo ruolo con il progetto “Designing a vehicle on the ethos of a “Non-Vehicle Brand” in cui si chiedeva loro di creare una vettura per un marchio non automobilistico a scelta che esprimesse su ruote la sua identità di brand. Sono nate idee fresche, contaminate da un modo di vedere la progettazione tipico del mondo dell'industrial e del product design, più immediato e concreto, fatto di dettagli sfiziosi, soluzioni nuove e package originali.
(L’articolo continua su Auto & Design n. 180, pag. 58) |